Come Gisele…o poco ci manca (il gioco delle similitudini e delle differenze)

abbinarepantaloniprincipedigalles0Ciao a tutti e bentornati sul blog. Oggi pubblico le foto di un completo che annovero fra i miei cavalli di battaglia per l’ufficio, il cui pezzo forte è costituito dai pantaloni in tessuto Principe di Galles di MaxMara, che avevo comprato tre anni fa in saldo.

Il tessuto Principe di Galles è un grande classico, ciclicamente avvistato sulle bellone di mezzo globo: di recente ho visto dei pantaloni simili ai mei addosso a Gisele Bündchen, tanto per fare un nome, che li portava con una bella giacca rossa; io, non possedendo una giacca di quel colore, li abbino generalmente o a una dolcevita grigia, o ad una nera, oppure a questa giacca nera caldissima e tagliata molto bene sempre di MaxMara e alla classica camicia bianca basic del Signor Zara.

Come borsa un acquisto che mia mamma aveva fatto anni fa da Burda, un negozio in Via Garibaldi a Torino dove si trovano cose belle che non costano quanto otto stipendi, ma poi passato a me perché la mamma è piccolina e la borsa era troppo grande per la sua taglia. Per me va molto bene, invece, è capiente e, se nella pausa pranzo faccio la spesa e scopro di aver dimenticato a casa la borsa di tela, ci butto allegramente dentro di tutto, dai peperoni quadrati di Carmagnola, al riso Venere, per la serie ‘Casalinghe pronte a tutto’, serie in cui super Gisele non apparirà mai, neppure come guest star, le super top non mangiano peperoni quadrati di Carmagnola, al massimo il riso Venere, per onorare la collega divina.

Per quanto riguarda le scarpe la nostra Gisellona aveva uno stivaletto dal tacco assassino, very cool, che sicuramente, triste rovescio della medaglia delle robe very cool, martorierebbe i piedi delle diversamente divine come me; io mi affido ad un paio di scarpe prese alla Crocetta, da ‘Panda Again’, che hanno un tacco medio abbastanza spesso ed una fibbia che ricorda i modelli di Roger Vivier,  possiedo lo stesso modello anche per la bella stagione, come potete vedere qui, è comodissimo e non mi fa arrivare rantolante dal dolore a fine giornata lavorativa.

Per dare luce al tutto (o, come dice Julia Engel del blog ‘Galmeetsglam’, per dare un tocco glam all’outfit) punto su una bella collanona di Sodini, che mi è stata regalata anni fa dalla mia amica Paola C. La collana, accessorio assai versatile del guardaroba di una madamina, come vedremo fra poco, la porto sia nella versione lunga, sia come vedete nelle foto di oggi, nella versione ‘a due giri’; a volte, e qui entra in gioco la versatilità dell’oggetto, se le procedure su cui lavoro mi fanno particolarmente disperare, penso di usarla anche per strangolare qualcuno, ma poi mi rendo conto che sulla divisa del carcere non starebbe troppo bene e desisto da questi truculenti propositi.

Io spero che la mia interpretazione del Principe di Galles vi piaccia, ovviamente B., che è la versione baby di Miranda de ‘Il diavolo veste Prada’, è riuscita a stroncarmi pure un completo classico ispirato da una delle donne più beautiful del pianeta, e devo dire che l’ha fatto arrampicandosi sugli specchi, con vera maestria. Quando mi ha vista mi ha squadrata dalla testa ai piedi e poi ha sentenziato ‘Come sei elegante mamma….non mi piaci’; devo ancora capire come accidenti vestirmi per avere l’approvazione di questa Anna Wintour in miniatura, ma prima o poi ce la farò, sarà dura, ma ci riuscirò.

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Ricette autunnali (senza glutine): risotto radicchio e gorgonzola

risottogorgonzolaradicchioCiao a tutti, bentornati su questi schermi. Per festeggiare il mio ritorno ai fornelli dopo le vicissitudini gastriche della primavera non potevo non preparare un risotto, mia passione nata molto tempo prima che si sospettasse la predisposizione genetica della sottoscritta all’intolleranza al glutine. Ottobre è il mese in cui il radicchio torna a comparire sui banchi del mercato e secondo me il radicchio si adatta benissimo a diversi risotti: uno è il classico risotto radicchio e salsiccia, che ho preparato più volte con successo, utilizzando anche un prodotto tipico piemontese, la salsiccia di Bra (qui), uno è il risotto radicchio e gorgonzola, che ho cucinato lo scorso fine settimana per B. e Mago Raffa. Sapete che sono fissata con le proprietà della frutta e della verdura, quindi parliamo di quelle del radicchio, un ortaggio ricco di calcio, ferro, fosforo e tantissime vitamine; il radicchio è un potente tonificante, utile nelle stagioni di transizione, come l’autunno, in cui il sistema immunitario, messo a dura prova dai cambiamenti climatici, ha bisogno di un piccolo aiuto. Se si vogliono evitare perdite di vitamine contenute nelle verdure è bene limitare i tempi di cottura, quindi il radicchio lo butto nel risotto pochissimi minuti prima di terminare la preparazione, spero che il mio sistema immunitario apprezzi, il palato sicuramente sì, perché la verdura rimane più croccantina, come piace a me.

Ma veniamo alla ricetta: per quattro persone occorrono mezzo cespo di radicchio di Verona, più otto foglie per la decorazione del piatto, brodo vegetale salato, otto pugni di riso, 1 etto di gorgonzola dolce, parmigiano, burro, olio. In una padella antiaderente fate tostare il riso con olio e poco burro, aggiungete quindi tre mestoli di brodo bollente e fate cuocere per almeno 15 minuti (controllate la cottura del riso al termine dei 15 minuti e regolatevi, c’è chi lo ama al dente, come me, e chi preferisce farlo cuocere un po’ di più), mescolando di tanto in tanto e aggiungendo brodo quando necessario. Cinque minuti prima del termine della cottura del risotto unite il gorgonzola a pezzi (da quel momento girate spesso il riso perché con il formaggio tenderà ad attaccarsi al fondo della padella) e tre minuti prima del termine della cottura unite anche il radicchio tagliato a listarelle. Una volta spento il fuoco mantecate con abbondante parmigiano grattugiato. Impiattate e decorate i piatti con due foglie di radicchio.

Ricette autunnali (senza glutine): vellutata di zucca e amaretti

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Ciao a tutti e bentornati sul blog. Mi sono resa conto che è da molto tempo che non pubblico ricette, come sapete questa primavera ho avuto problemi di salute e in pratica mangiavo come una malata, tutte cose bollite e poco condite, che era meglio non condividere.

Non vi tedierò molto con i fastidi che ho avuto, alla fine pare che io sia predisposta all’intolleranza al glutine e in momenti di stress lavorativo (sia in ufficio, sia in casa) il mio apparato digerente inizia a fare le bizze e io divento magra più o meno come uno degli angeli di Victoria’s Secret (il mio peso attuale è di 47 kg e 7), peccato che oltre al dimagrimento si presentino insonnia, debolezza e altri fastidi, altrimenti sarei felicissima della mia linea impeccabile. Per evitare di scomparire ho deciso di mangiare pochissimo glutine: me lo concedo in vacanza (stranamente quando sono rilassata digerisco anche le pietre) e nelle feste di famiglia, per il resto regime gluten-free ferreo e devo dire che va decisamente meglio.

Dato che con l’alimentazione senza glutine ho ritrovato appetito e forze mi sono messa di nuovo al lavoro in cucina e, con l’arrivo dell’autunno, ho fatto come sempre incetta di zucca. La zucca è una cucurbitacea che trovo molto versatile in ambito culinario, si presta bene a ricette salate e dolci, inoltre è ricca di vitamina C, pertanto è sempre la benvenuta sulla mia tavola. Uno degli abbinamenti che preferisco con la zucca è quello con gli amaretti, infatti adoro i ravioli amaretti e zucca, quindi qualche settimana fa ho preparato una vellutata che univa questi due ingredienti, spero che vi piaccia, noi l’abbiamo mangiata con gusto. Ulteriore motivo per apprezzare una vellutata di questo tipo sta nel fatto che è un piatto economico, ma non sfigura in una cena elegante e di questi tempi la cosa non va mai male, secondo me.

Per tre persone usate due patate grosse tagliate a tocchetti e circa 3 etti e mezzo di zucca a tocchetti; fate rosolare con dell’olio la zucca e le patate in una pentola alta, girandole con un cucchiaio in legno per qualche minuto, quindi aggiungete dell’acqua calda fino a coprire il tutto, portate ad ebollizione e salate. Cuocete per 15 minuti circa, finchè le patate non saranno morbide, poi frullate tutto con il frullatore ad immersione, impiattate e guarnite con amaretti sbriciolati (due a testa vanno benissimo).

A pensarci bene questa vellutata potrebbe essere un’idea anche per una cena ‘a tema’ di Halloween, magari per concludere la cena potreste realizzare questi ragnetti, che avevo preparato l’anno scorso su gentile richiesta di B.