Ricette autunnali (senza glutine): zuppa con riso S.Andrea, zucca e fagioli borlotti

zuppaborlottizucca0Dopo un mese di ottobre particolarmente caldo, negli ultimi giorni le temperature si sono abbassate e la sera è piacevole portare in tavola un piatto fumante di minestra.  I prodotti di stagione, poi, si prestano ad infinite varianti sul tema, come ad esempio i fagioli borlotti, economici ed ottimo sostituto della carne, in quanto ricchi di proteine. Una delle ricette classiche della cucina del Nord Italia è la pasta e fagioli con le cotiche, molto saporita, ma altamente calorica, quindi poco adatta per una cena, soprattutto durante la settimana, ma i fagioli sono versatili e si sposano bene con tantissime verdure, come la mia amata zucca. Sarebbe interessante provare questo abbinamento con i maltagliati, ma, come sanno quelli che seguono il mio blog da tempo, sto osservando un periodo di astinenza dal glutine, per una serie di problemi di salute, che parrebbero legati ad una predisposizione all’intolleranza a questa sostanza, quindi i maltagliati sono stati sostituiti da un riso adatto alla preparazione di minestre, il S.Andrea, tipico della Baraggia, la savana del Biellese (per chi non conoscesse questa zona lascio il link dell’azienda del turismo di Biella qui).

La preparazione di questo riso e fagioli è molto semplice: per tre persone fate rosolare della cipolla tagliata fine in una pentola alta con dell’olio, aggiungete i borlotti freschi sgusciati (3 etti e mezzo circa) e girate per qualche minuto con un cucchiaio di legno. A questo punto coprite i fagioli con acqua calda, portate ad ebollizione, salate e fate cuocere almeno per un’ora e un quarto (controllate di tanto in tanto, per evitare che si spappolino), aggiungendo acqua se necessario. Dopo questo periodo di tempo unite la zucca (ho usato una fetta un po’ spessa di quella violina) tagliata a dadi e fate cuocere ancora per quindici minuti. Prelevate un terzo della preparazione e frullatelo con il frullatore ad immersione, tenetelo in caldo e cuocete con i fagioli e la zucca rimasti il riso ( un pugno a testa, per 14 minuti). Mettete nella fondina la crema, e aggiungete il minestrone con il riso, condite con olio evo e guarnite, se vi piace, con rametti di rosmarino.

Se vi piace la zucca e siete in cerca di altre idee per cucinarla trovate altre ricette (con e senza glutine) qui e qui.

Coco santa subito: il little black dress e istruzioni per l’uso

TUBINONEROUFFICIOCi sono loro: fashion bloggers, it-girl, influencers (quando elenco questi termini a Mago Raffa, o a mio padre mi guardano come se parlassi arabo, del resto Mago Raffa chiama Atlantic-Pacific Ocean Qualchecosa, uguale no?), donne che possiedono un guardaroba grande quanto Piazza Vittorio a Torino, con accessori di tutte le sfumature, dalle borse fino agli smalti dei piedi, da mixare sapientemente ai loro outfit e di professione scalano le classifiche delle meglio vestite al mondo di riviste come Vogue e compagnia bella. Poi ci sono le diversamente it-girl, come me (io poi girl non lo sono più da un pezzo, anzi tendo già alla media stagionatura), che non sono le muse dei vari signori della moda, di professione non fanno le scalatrici di classifiche fashion, ma le consulenti informatiche, quindi devono arrangiarsi con quello che hanno nel loro ben più modesto armadio e cercare capi e accessori base che si adattino un po’ a tutto.

Per queste donne Santa Coco da Chanel (se volete sapere in quale giorno del calendario si festeggia scegliete un giorno a caso della fashion week parigina, andrà benissimo) ha inventato il tubino nero, o little black dress, un capo altamente versatile, come il wrap dress di quell’altra gran donna della Diane, che si può sfruttare in millemila modi diversi e va bene sia per la sera, sia per l’ufficio. Conscia di questa folgorante verità circa una ventina di anni fa io acquistai il mio tubino e  lo porto con orgoglio ancora oggi. Prima della nascita di B. lo usavo spesso per andare a teatro, o all’opera, con un cappottino elegante, adesso invece bazzico concerti di un certo spessore come quello di Violetta, per cui lo sfrutto nella versione ufficio, che è meglio. Il tubino che ho comprato è molto lineare e senza maniche, ma mi piacciono molto anche quelli con la manichina corta come questo di MaxMara.

Per l’ufficio solitamente lo porto con un giacchino in pied de poule bianco e nero (magari un giorno ve lo farò vedere) e borsa nera, ma ho sempre amato molto anche l’accostamento nero e marrone nella sfumatura brandy (qui sento già Mago Raffa che dice ‘Il brandy non è un colore, è una di quelle sfumature diaboliche che vi inventate voi donne’), come quello della borsa Miu Miu (Nicky, è questa la borsa in cui ho infilato i peperoni quadrati di Carmagnola, Miuccia mi punirebbe se venisse a saperlo, quindi che rimanga fra noi), dunque lo indossavo anche con la borsa in questione e il giacchino nero di Max Mara in pelle che fra un po’ metto pure per andare a dormire (se volete un altro post con il giacchino eccolo qui), però il troppo nero della parte superiore del look con il giacchino di pelle era un tantino funereo, secondo me.

Per dare luce al tutto sarebbe andata benissimo una collana della collezione Lucky Alhambra di Van Cleef and Arpels, ma avrei dovuto ipotecare la casa (siamo sull’ordine dei 9700 dollari, per intenderci, robina da poco), allora me ne stavo con l’animo in pace e il look funereo, finchè quella tentatrice di Gloria non mi ha insinuato il tarlo della sciarpa leopardata, postando di continuo foto di figherrime in accessori ‘selvaggi’. Sciarpe leopardate su di me non le avevo mai prese in considerazione, ma in fondo col tubino nero….mi sono detta proviamo. Scartate subito le proposte dei siti on-line, dove trovavo o roba tamarrissima, o roba bella, ma dai prezzi allucinanti, che non mi sarei mai potuta permettere – anche perchè B. sta iniziando a pensare alla letterina a Gesù Bambino e ieri ha tirato fuori un centro commerciale della Lego Friends per il quale credo si debbano pagare anche l’IMU, la Tasi e chi più ne ha più ne metta- ho avuto una clamorosa botta di fortuna passando per il mercato di C.so Palestro, dove in un banchetto ho trovato la sciarpina che vedete oggi per la folle cifra di 3 euro.

Morale, la sciarpa non è tamarra, il punto di marrone si intona perfettamente alla Miu Miu, quindi per me l’obiettivo ‘statement scarf’ per dare nuova vita al tubino più giacchino è stato raggiunto con soddisfazione, soprattutto del budget familiare, io trovo che i mercati siano sempre una valida alternativa per trovare accessori decenti e a buon prezzo. Ma ora veniamo alle ciance: voi usate il tubino nero in ufficio? Se sì si accettano suggerimenti per nuovi accostamenti. alla prossima!

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Come Gisele…o poco ci manca (il gioco delle similitudini e delle differenze)

abbinarepantaloniprincipedigalles0Ciao a tutti e bentornati sul blog. Oggi pubblico le foto di un completo che annovero fra i miei cavalli di battaglia per l’ufficio, il cui pezzo forte è costituito dai pantaloni in tessuto Principe di Galles di MaxMara, che avevo comprato tre anni fa in saldo.

Il tessuto Principe di Galles è un grande classico, ciclicamente avvistato sulle bellone di mezzo globo: di recente ho visto dei pantaloni simili ai mei addosso a Gisele Bündchen, tanto per fare un nome, che li portava con una bella giacca rossa; io, non possedendo una giacca di quel colore, li abbino generalmente o a una dolcevita grigia, o ad una nera, oppure a questa giacca nera caldissima e tagliata molto bene sempre di MaxMara e alla classica camicia bianca basic del Signor Zara.

Come borsa un acquisto che mia mamma aveva fatto anni fa da Burda, un negozio in Via Garibaldi a Torino dove si trovano cose belle che non costano quanto otto stipendi, ma poi passato a me perché la mamma è piccolina e la borsa era troppo grande per la sua taglia. Per me va molto bene, invece, è capiente e, se nella pausa pranzo faccio la spesa e scopro di aver dimenticato a casa la borsa di tela, ci butto allegramente dentro di tutto, dai peperoni quadrati di Carmagnola, al riso Venere, per la serie ‘Casalinghe pronte a tutto’, serie in cui super Gisele non apparirà mai, neppure come guest star, le super top non mangiano peperoni quadrati di Carmagnola, al massimo il riso Venere, per onorare la collega divina.

Per quanto riguarda le scarpe la nostra Gisellona aveva uno stivaletto dal tacco assassino, very cool, che sicuramente, triste rovescio della medaglia delle robe very cool, martorierebbe i piedi delle diversamente divine come me; io mi affido ad un paio di scarpe prese alla Crocetta, da ‘Panda Again’, che hanno un tacco medio abbastanza spesso ed una fibbia che ricorda i modelli di Roger Vivier,  possiedo lo stesso modello anche per la bella stagione, come potete vedere qui, è comodissimo e non mi fa arrivare rantolante dal dolore a fine giornata lavorativa.

Per dare luce al tutto (o, come dice Julia Engel del blog ‘Galmeetsglam’, per dare un tocco glam all’outfit) punto su una bella collanona di Sodini, che mi è stata regalata anni fa dalla mia amica Paola C. La collana, accessorio assai versatile del guardaroba di una madamina, come vedremo fra poco, la porto sia nella versione lunga, sia come vedete nelle foto di oggi, nella versione ‘a due giri’; a volte, e qui entra in gioco la versatilità dell’oggetto, se le procedure su cui lavoro mi fanno particolarmente disperare, penso di usarla anche per strangolare qualcuno, ma poi mi rendo conto che sulla divisa del carcere non starebbe troppo bene e desisto da questi truculenti propositi.

Io spero che la mia interpretazione del Principe di Galles vi piaccia, ovviamente B., che è la versione baby di Miranda de ‘Il diavolo veste Prada’, è riuscita a stroncarmi pure un completo classico ispirato da una delle donne più beautiful del pianeta, e devo dire che l’ha fatto arrampicandosi sugli specchi, con vera maestria. Quando mi ha vista mi ha squadrata dalla testa ai piedi e poi ha sentenziato ‘Come sei elegante mamma….non mi piaci’; devo ancora capire come accidenti vestirmi per avere l’approvazione di questa Anna Wintour in miniatura, ma prima o poi ce la farò, sarà dura, ma ci riuscirò.

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